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CHITARRA CLASSICA
Chitarra classica
La chitarra classica e il suo ecosistema musicale.
Se vogliamo capire i motivi dell'evoluzione della chitarra classica
dobbiamo ragionare un po' darwinianamente, e chiederci come la chitarra
classica si situasse all'interno del contesto musicale coevo, in che modo
la chitarra classica vi potesse sopravvivere e assolvendo quali funzioni, esattamente come un fa organismo animale che si adatta all'ambiente nel quale vive, oppure si estingue.
Occorre allora sapere a cosa serviva la
chitarra classica, quali musiche suonava, in quali situazioni, e quali erano gli altri strumenti musicali dell'epoca con i quali entrava in relazione e, a volte, in concorrenza.
Perciò non si capiscono molte cose della chitarra classica rinascimentale e della
chitarra classica barocca se non si tiene conto della contemporanea presenza sulla scena musicale di un altro importante strumento a corde pizzicate caduto poi in disuso, ed oggi fortunosamente rinato: il liuto.
Eccolo qua, il liuto antisegnano della chitarra classica, suonato da un angelo in un dipinto del Carpaccio: una specie di grosso mandolino con la caratteristica cavigliera unita ad angolo retto al manico. Strumento di origine araba (ancora oggi usato nella musica popolare di molti paesi del medio oriente e del nord Africa) fu introdotto in Europa già prima del 1400. Gli strumenti della famiglia del liuto
antisegniani della chitarra classica furono costruiti in diverse dimensioni e con diverse accordature, e furono dotati di un numero di cori via via sempre più esteso: da sei a quattordici e anche più. Fu largamente usato fino ai primi del settecento, secolo nel quale finì per scomparire dalla scena musicale.
Cosa si suonava con il
liuto, prima della chitarra classica? Dal 1400 in poi abbiamo parecchi manoscritti ed opere a stampa dedicati ad esso. Siamo agli inizi della musica strumentale scritta, e vediamo che la musica per liuto (come del resto quella per gli altri strumenti dell'epoca) rientra essenzialmente in tre tipologie: trascrizioni di musica vocale, trascrizioni di danze e, novità assoluta per la musica colta dell'epoca, composizioni originali costruite su forme escogitate ad hoc : ricercari e fantasie: queste ultime, infatti, sia pur rimanendo legate alle forme della musica vocale dell'epoca, tentano anche scritture specificamente strumentali.
Inoltre va ricordato che la musica strumentale non ha, fino al settecento, una destinazione specifica: abbondano le raccolte di musiche concepite "Per sonare con ogni sorta di
istrumenti": il compositore cioè diceva pressappoco: "Queste sono le note, suonatevele un po' con quel che volete!", un po' come si fa nel jazz e nella cosiddetta musica leggera. E qui entra in gioco una importante particolarità del liuto, cioè quella di essere uno strumento polifonico : infatti gli strumenti a pizzico possono riprodurre con relativa facilità non solo una melodia, ma due o tre, talvolta anche quattro contemporaneamente. Era cioè possibile eseguire col solo liuto anche quelle musiche che avrebbero richiesto la presenza di più musicisti, oppure integrarlo in un gruppo strumentale in modo da poter sostituire le voci degli strumenti mancanti. Divenne un po' quello che sarebbero stati il clavicembalo nel settecento ed il pianoforte nell'ottocento: strumenti tali da essere anche il banco di prova dei compositori e strumenti di accompagnamento per eccellenza, in grado di sostituire, in un contesto cameristico, un piccolo gruppo strumentale.
Questo spiega l'aumento progressivo del numero delle corde, voluto per avere maggior estensione, soprattutto verso il basso, in modo da avere uno strumento sempre più versatile. E spiega anche forse il declino del liuto, quando non poté competere più con gli strumenti a tastiera allorché le strutture musicali si fecero più complesse, prevedendo l'uso di tonalità con molte alterazioni.
Nel corso del quattrocento e del cinquecento il liuto fu pertanto lo strumento principe, salvo che in Ispagna, dove invece le sue stesse funzioni furono svolte dalla Vihuela che vedete qui a lato suonata nientemeno che da Orfeo, in un famoso libro spagnolo del '500: uno strumento piuttosto grande, con cassa a forma di otto, simile a quella della chitarra moderna, armato di sei corde doppie. Nonostante la notevole somiglianza, pare proprio che non sia direttamente imparentata con la chitarra, perché all'epoca della vihuela esisteva già la nonna della chitarra moderna. Mentre infatti l'aristocrazia dei musicisti si dedicava al liuto o alla vihuela, scrivendo musiche di altissimo livello compositivo e raggiungendo livelli di tecnica esecutiva rilevantissimi, per chi desiderava invece qualcosa di più semplice e alla mano, per strimpellare senza troppe pretese le sue arie e danze favorite, esisteva la già la chitarra.
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